Olint - 30 Oct 2014 - 12:04

“BRASSERIES DU MAROC” ESEMPIO DI UNA FILIERA MODERNA ED AVANZATA PER LA PRODUZIONE DI OLIO EXTRAVERGINE DI ALTA QUALITA’ IN MAROCCO

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Massimo Migliorini - Università di Siena (Italia)
7 years 5 weeks ago

E' abbastanza noto che il livello qualitativo degli oli d'oliva commerciali prodotti nei paesi del nord Africa, come il Marocco e la Tunisia, sia generalmente basso, se non addirittura scadente. 

La maggior parte di questi infatti,  infatti è da considerarsi appartenente alla categoria del olio d'oliva vergine Lampante (80% in Marocco nell'annata 2005-06 secondo il rapporto del C.O.I.) ed è quindi destinata alla raffinazione prima di essere posta in “qualche modo” in commercio a livello mondiale. Tuttavia, negli ultimi anni, è aumentata la presenza di oli extravergini, soprattutto provenienti dal Marocco, che riescono a ben figurare in alcuni concorsi oleari “europei”, facendo intuire elevate potenzialità anche per ottenere prodotti di qualità.  Ovviamente per raggiungere alti livelli qualitativi con un oli d'oliva extravergini prodotti in ambienti così “difficili” sia dal punto di vista climatico che agronomico è assolutamente indispensabile mettere in atto un progetto strategico che preveda una gestione di tutta la filiera di produzione e trasformazione del prodotto ai massimi livelli tecnici e professionali. Le abitudini colturali dell'olivicoltore “medio” marocchino o tunisino generalmente non prevedono i livelli di attenzione indispensabili a produrre oli che possano rientrare almeno nei parametri chimici ed organolettici  richiesti dalla categoria dell'extravergine d'oliva. La raccolta delle olive è quasi sempre molto tardiva e quindi ben oltre un grado di maturazione accettabile, inoltre i frutti non vengono quasi mai trattati contro le avversità e quindi al momento della raccolta risultano molto danneggiati se non addirittura compromessi.

Inoltre vengono raccolte anche tutte le olive cadute per terra, spesso marcescenti, che vengono stoccate insieme a quelle “sane” spesso per lunghi periodi in ambienti caldi ed umidi e quindi in modo assolutamente contrario ad ogni minima norma tecnica ed igienica. La maggior parte degli impianti di trasformazione sono generalmente antiquati ed inefficienti o mal gestiti.

Ad esempio il Marocco che é il paese con il più alto numero di frantoi di tipo tradizionale al mondo (molazze in pietra e presse a fiscoli) possiede anche una buona dotazione di quelli di tipo moderno ad estrazione centrifuga, sicuramente più efficienti ed igienici, che purtroppo molto spesso vengono gestiti con criteri più di tipo “industriale” che “qualitativo”.  Alla base di questa situazione, che risulta abbastanza generalizzata, c'è quasi sempre una commercializzazione del prodotto all'ingrosso che viene ritirato ai prezzi minimi di mercato dai commercianti spagnoli ed italiani per conto delle maggiori marche produttrici del cosiddetto olio “extravergine” industriale, anche queste quasi sempre italiane o spagnole. Per gli industriali e confezionatori il nord africa, con il Marocco in testa, rappresenta perciò un ottima area di approvvigionamento a bassi costi, mentre per i produttori dei paesi storicamente leader nella produzione di olio d'oliva (Spagna ed Italia), questa situazione rappresenta un altro fattore aggravante di una crisi del settore olivicolo che si fa sempre più pesante. Infatti gli attuali costi di gestione della filiera di produzione a fronte degli attuali prezzi di mercato dell'olio d'oliva non consentono soprattutto all'olivicoltura di tipo “tradizionale” alcun margine di profitto e di conseguenza nessuna “sostenibilità” alla coltura.

In Italia, paese portabandiera dell’extravergine di alta qualità, negli ultimi anni stiamo assistendo ad un progressivo abbandono dell’olivicoltura anche in aree a vocazione “storica” per l’alta qualità come la Toscana e l’Umbria, a causa dei costi di gestione divenuti assolutamente insostenibili.

E’ indubbio che la pesante crisi economica che sta investendo tutti i paesi della comunità europea, abbia accelerato ed aggravato i fisiologici problemi presenti in questo settore, ma è necessario riconoscere che, soprattutto in Italia, non è mai stato fatto niente né a livello politico, né a livello di ricerca per rinnovare tecnicamente e quindi sviluppare e sostenere un settore di primaria importanza come quello dell’olivicoltura e dell’olio extravergine d’oliva. Tuttavia sebbene la situazione agronomica, economica e commerciale delle aziende “agricole” produttrici di olio d'oliva in Italia ed in Spagna si stia aggravando sempre di più  è anche vero che negli ultimi anni il consumo di olio d'oliva nel mondo sta aumentando costantemente.

Contemporaneamente all'affacciarsi sul mercato internazionale di nuovi “grandi” paesi consumatori appartenenti a culture gastronomiche anche molto diverse da quella mediterranea (Asia, Nord Europa e Nord America), dove è in costante aumento la domanda di prodotti extravergini di alta qualità, nuove realtà produttive si stanno organizzando per produrre olio extravergine di qualità a costi sostenibili e per arrivare a conquistare importanti quote nei mercati internazionali.

Alla base di queste interessantissime opportunità, molto spesso c'è la rivoluzione tecnica del sistema di coltivazione superintensivo proposta in tutto il mondo da Agromillora Iberia - Olint e sviluppata insieme ai propri clienti soprattutto nel corso dell'ultimo decennio.

L'olivicoltura superintensiva, infatti, grazie all'alta densità di piante per ettaro, all'impiego ottimale del suolo, alla maggiore efficienza delle cultivars impiegate e soprattutto ad un elevatissimo livello di meccanizzazione, consente un drastico abbattimento dei costi relativi alla gestione colturale. Inoltre, dal punto di vista strettamente elaiotecnico, il sistema è in grado “quasi” ovunque di produrre oli extra vergini almeno di buona qualità soprattutto grazie alla raccolta dei frutti per mezzo della macchina scavallatrice, che risulta essere assolutamente efficiente e tempestiva.

Infatti in certe aree produttive è possibile raccogliere anche oltre 15 t. di olive x ettaro in ca. 2 ½ ore (50 t. ed oltre in 8). Con questa formidabile capacità di raccolta, è possibile ottenere frutti al perfetto grado di maturazione anche in impianti di grandi dimensioni ed inoltre i criteri tecnici di base del sistema, prevedono l'immediata trasformazione del prodotto in un impianto oleario che deve essere attiguo alla zona di produzione e adeguato alle sue esigenze. Negli ultimi anni e soprattutto nei cosiddetti paesi “emergenti” per la produzione d'olio extravergine d'oliva come Cile, U.S.A. (California), Tunisia e Marocco sono stati realizzati grandi impianti olivicoli superintensivi.

In Marocco, in particolare, sono perfino stati stanziati importanti incentivi statali per lo sviluppo dell'olivicoltura e di tutta la filiera di produzione olearia. In tutti questi paesi, le realtà imprenditoriali e produttive interessate da questa scelta colturale sono quasi sempre di notevoli dimensioni ed i progetti varati raggiungono molto spesso, sia dal punto di vista agronomico che industriale, un livello tecnico e professionale molto avanzato.

A questa nuova elite di grandi produttori di olio extravergine d'oliva di qualità, appartiene a pieno titolo il Gruppo Internazionale Brasseries du Maroc (leader nella produzione e nella commercializzazione di vino, birra, succhi di frutta ed acqua minerale) che con un progetto d'eccellenza a partire dal 2007 ha realizzato nei propri domini agricoli situati nella famosa zona olivicola di Meknes in Marocco, ca. 600 ettari di moderni oliveti superintensivi e soprattutto un impianto di trasformazione, stoccaggio e confezionamento che può essere considerato all'avanguardia assoluta a livello mondiale. Per quanto riguarda l'olivicoltura superintensiva, il partner principale è stata Agromillora Iberia - Olint che ha fornito tutte le piante messe a dimora appartenenti alle collaudate varietà Arbequina, Arbosana e Koroneiki.

Foto 1 - Oliveti Superintensivi presso “Cépages Maroccains Reunis” (Meknes – Marocco)